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Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Terzo appuntamento con il ciclo di seminari dell’Università degli Studi di Brescia sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

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Per una città interculturale e interreligiosa - presentazione di don Giacomo Canobbio

Da quando nel 1996, riprendendo un saggio di alcuni anni precedente, Samuel Huntington ha pubblicato l’opera Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Il futuro geopolitico del pianeta, un fantasma si aggira nella mente di molti: quello di un conflitto permanente; si dovrebbe cioè mettere in conto che il sogno di un’umanità riconciliata è destinato a svanire appena si guardi con occhio attento quanto sta avvenendo; infatti il futuro che ci sta davanti sarà di scontro, come peraltro si constata nelle guerre e nei soprusi che in ogni parte del mondo si scatenano in nome delle religioni e delle culture che pretendono di difendere la propria identità contrapponendosi ad altre.

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Le nuove frontiere e i limiti della cura

Scrive Iona Heath, medico di famiglia, in Modi di morire [1]

Come Medico di famiglia sono cosciente di deludere molti dei miei pazienti, soprattutto chi sta morendo. Perché solo pochissimi tra i nostri pazienti muoiono di una morte che si potrebbe riconoscere e descrivere come una buona morte ? ..Parlando con amici e Colleghi, scopro che sono in molti a poter raccontare il loro coinvolgimento in una morte davvero speciale, in cui il morente era riuscito a controllare e orchestrare il processo e a morire con una dignità e una serenità che avevano dato a chi stava accanto, incluso il medico, la sensazione che prendervi parte fosse un privilegio e una misteriosa forma di arricchimento. Ciò che colpisce, tuttavia, è quanto siano rare queste morti.

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Sfide postmoderne ad una paideia umanistica

I. LA QUAESTIO

1. Come è noto paideia non intende tanto una definizione dell’educazione, quanto piuttosto un ideale formativo di vita buona, di vita felice o riuscita, che ha il suo orizzonte di senso in una più generale prospettiva filosofica e insieme pedagogica sull’uomo, sul bene, in sintesi in una Weltanschauung di segno etico, una visione etica dell’essere e dell’esistenza.

Si tratta di un termine sur-determinato, polisemico in modo eminente, intendendo molteplici declinazioni storiche; la molteplicità però appare articolazione di un’unità, quanto rende il concetto anche analogico in senso adeguato.

L’unità di senso è stata spesso ricondotta al termine humanitas, che può esser tenuto come traduzione latina della parola greca. Mentre probabilmente la traduzione moderna più conveniente è data da Bildung, nel senso che ad esempio conferisce a questa categoria Goethe.

La mia proposta interpretativa è la seguente: la nozione di persona come evento formativo raccoglie l’eredità della paideia di tradizione umanistica, nella cultura filosofica e pedagogica contemporanea.

Insisto nel parlare di prospettiva insieme filosofica e pedagogica perché una tesi qualificante di questa eredità è considerare l’educazione e la formazione innanzitutto ed essenzialmente un’impresa filosofica.

2. Nella riflessione che propongo prendo in esame la sfida radicale alla paideia portata dalla cultura postmoderna, il cui esito è una vera e propria dissoluzione della persona, dunque una posizione post- o trans-umanista; l’uomo è, per dir tutto sinteticamente, dividuum, essere fratto ed esistenza frammentata, essere ed esistenza infrapersonale.

Ho presente Michel Foucault e la sua filosofia della morte dell’uomo, Jacques Derrida e il decostruzionismo, Richard Rorty e l’ironismo universale; anche se scelgo, per brevità e per chiarezza, di svolgere un dialogo critico serrato con Gianni Vattimo e il suo pensare senza fondamento, la prospettiva più nota con la dizione di pensiero debole.

È una sfida che va alle radici delle questioni, della persona e dell’ideale formativo; accoglierla significa tentare di ritrovarne il senso originario delle parole fondamentali del vocabolario paidetico, ricominciando per così dire tutto di nuovo daccapo.

Ogni eredità esige di essere riscattata, per ricordare H. Arendt, non può esser trasmessa senza un testamento.

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Che cosa resta dell’umano oggi ? - seconda parte

Presso il Salone Vanvitelliano – Piazza Loggia - Brescia, sabato 16 maggio. Sono intervenuti: la psicoterapeuta Dr.ssa Aurelia Galletti, Past-President di “Ariele Psicoterapia” (Brescia) e docente alla scuola di Psicoterapia “Coirag” (Milano); il teologo Prof. Antonio Autiero - Professore emerito di teologia morale Università di Münster (Germania) il Prof. Massimo Bucciantini - Università di Siena; Prof. Francesco Remotti - professore ordinario di Antropologia culturale nell’Università di Torino

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Che cosa resta dell’umano oggi?

Sabato mattina, 16 maggio 2015, a partire dalle ore 9.00 nel Salone Vanvitelliano di Piazza della Loggia si terrà la tavola rotonda dal tema: “Che cosa resta dell’umano oggi?”. In tal modo l’Accademia Cattolica di Brescia intende concludere un anno di lavoro dedicato al rapporto fra le scienze e l’uomo. Interverranno lo storico della scienza, Prof. Massimo Bucciantini dell’università di Siena, la psicoterapeuta Dr.ssa Aurelia Galletti, Past-President di Ariele Psicoterapia (Brescia), l’antropologo Prof. Francesco Remotti dell’università di Torino e il teologo Prof. Antonio Autiero, emerito dell’università di Münster. L’interrogativo proposto per il dibattito può apparire strano. Le scienze non sono una creazione dell’uomo stesso? Non sono dunque un potenziamento dell’umano contro ciò che è negativo, contro i pericoli, le malattie, la morte? Non hanno forse portato a un innalzamento considerevole dell’aspettativa di vita e delle condizioni esistenziali?

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islam, dialogo nella libertà

Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno risvegliato paure che sembravano essere sopite, benché queste si fossero acuite dopo l' apparizione dell Isis sulla scena. Con le paure è riapparso il paradosso che appartiene alla storia del nostro Occidente: da una parte si dichiara e si difende la libertà come sacrosanto principio (si veda la triste vicenda di Charlie Hebdo), dall' altra si ritiene che la libertà sia solo di qualcuno. Il caso più eclatante del paradosso è quello della libertà religiosa, giustamente rivendicata per il Cristianesimo (eventualmente per l' Ebraismo, radice imprescindibile del Cristianesimo), ma limitata per l'Islam, che non dovrebbe avere nel nostro territorio i propri luoghi di culto, anche perché nei Paesi islamici non ci sarebbe tale possibilità per il Cristianesimo.

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Paolo VI beato. E dopo?

Osservando la miriade di pubblicazioni su Papa Montini che stanno apparendo sorgono almeno due interrogativi: “Cosa resterà di tutto questo una volta passata la festa della beatificazione”? Ma soprattutto: “Cosa dovrà restare?”. Al primo si può rispondere se il secondo diventa stimolo a un impegno collettivo per non dimenticare. Conoscendo il suo stile schivo, dimesso, espresso anche nella volontà di non avere monumenti, si può immaginare che questo gli starebbe maggiormente a cuore: far rivivere la sua passione per l’uomo.

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Paolo VI riscoperto

In un clima di Paolo VI renaissance diventa difficile trovare qualche aspetto nuovo che possa interessare i lettori di un quotidiano: tutto sembra ormai già scritto. Una riflessione però sembra si possa proporre: perché è stata necessaria la beatificazione per riscoprire un Papa che ora tutti dicono essere stato un innovatore nell’esercizio del ministero petrino? La domanda potrà apparire impertinente, ma è ineludibile, soprattutto se è rivolta ai bresciani.

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Cosa resta dell’umano?

Alcuni anni fa la sociologa canadese C. Lafontaine pubblicava un libro dal titolo provocatorio: La société postmortelle, tradotto anche in italiano con lo stesso titolo La società postmortale. In esso si dava conto di alcune tendenze riscontrabili nella cultura attuale, soprattutto medica: si starebbe tentando di prolungare la vita umana fino a cinquemila anni con il miraggio se non acquisire l’immortalità almeno di dominare tecnicamente la morte e con essa la vita. Di fonte a questo obiettivo ci si potrebbe spaventare o anche gloriare.

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