Cristianesimo e Islam più vicini grazie al dialogo

Cristianesimo e Islam più vicini grazie al dialogo

Ascolto e testimonianze al centro del partecipato incontro organizzato dall'Accademia Cattolica

L'incontro e l'ascolto sono condizioni essenziali per il dialogo tra Cristianesimo e Islam. La risposta alla violenza dilagante è l'educazione alla scoperta e all'accettazione della differenza come ricchezza e fecondità.

I relatori del  convegno su cristianesimo e islam promosso dall'Accademia Cattolica a Brescia

Cristianesimo e Islam, l' incontro possibile

Canobbio: «Per incontrarsi serve la disponibilità ad ascoltare l'altro» Sbai: «Occorre il coraggio di saper correggere la propria rotta»

Un'opportunità di approfondimento su uno dei temi che dominano il nostro presente, per esempio quello che a Cristianesimo e Islam chiede di andare oltre il dialogo interreligioso, meritava uno spazio meno angusto di quello offerto dalla sala conferenze dell'Archivio diocesano e una platea ben più vasta della solita, che sistematicamente si dedica all'approfondimento e alla ricerca di modi con cui eliminare le distanze. Ciò, ovviamente, nulla toglie al valore della proposta che l'Accademia Cattolica di Brescia ha fatto ieri alla città.

Che cosa resta dell’umano oggi?

Che cosa resta dell’umano oggi?

Sabato mattina, 16 maggio 2015, a partire dalle ore 9.00 nel Salone Vanvitelliano di Piazza della Loggia si terrà la tavola rotonda dal tema: “Che cosa resta dell’umano oggi?”. In tal modo l’Accademia Cattolica di Brescia intende concludere un anno di lavoro dedicato al rapporto fra le scienze e l’uomo. Interverranno lo storico della scienza, Prof. Massimo Bucciantini dell’università di Siena, la psicoterapeuta Dr.ssa Aurelia Galletti, Past-President di Ariele Psicoterapia (Brescia), l’antropologo Prof. Francesco Remotti dell’università di Torino e il teologo Prof. Antonio Autiero, emerito dell’università di Münster. L’interrogativo proposto per il dibattito può apparire strano. Le scienze non sono una creazione dell’uomo stesso? Non sono dunque un potenziamento dell’umano contro ciò che è negativo, contro i pericoli, le malattie, la morte? Non hanno forse portato a un innalzamento considerevole dell’aspettativa di vita e delle condizioni esistenziali?

islam, dialogo nella libertà

islam, dialogo nella libertà

Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno risvegliato paure che sembravano essere sopite, benché queste si fossero acuite dopo l' apparizione dell Isis sulla scena. Con le paure è riapparso il paradosso che appartiene alla storia del nostro Occidente: da una parte si dichiara e si difende la libertà come sacrosanto principio (si veda la triste vicenda di Charlie Hebdo), dall' altra si ritiene che la libertà sia solo di qualcuno. Il caso più eclatante del paradosso è quello della libertà religiosa, giustamente rivendicata per il Cristianesimo (eventualmente per l' Ebraismo, radice imprescindibile del Cristianesimo), ma limitata per l'Islam, che non dovrebbe avere nel nostro territorio i propri luoghi di culto, anche perché nei Paesi islamici non ci sarebbe tale possibilità per il Cristianesimo.

Paolo VI beato. E dopo?

Paolo VI beato. E dopo?

Osservando la miriade di pubblicazioni su Papa Montini che stanno apparendo sorgono almeno due interrogativi: “Cosa resterà di tutto questo una volta passata la festa della beatificazione”? Ma soprattutto: “Cosa dovrà restare?”. Al primo si può rispondere se il secondo diventa stimolo a un impegno collettivo per non dimenticare. Conoscendo il suo stile schivo, dimesso, espresso anche nella volontà di non avere monumenti, si può immaginare che questo gli starebbe maggiormente a cuore: far rivivere la sua passione per l’uomo.

Paolo VI riscoperto

Paolo VI riscoperto

In un clima di Paolo VI renaissance diventa difficile trovare qualche aspetto nuovo che possa interessare i lettori di un quotidiano: tutto sembra ormai già scritto. Una riflessione però sembra si possa proporre: perché è stata necessaria la beatificazione per riscoprire un Papa che ora tutti dicono essere stato un innovatore nell’esercizio del ministero petrino? La domanda potrà apparire impertinente, ma è ineludibile, soprattutto se è rivolta ai bresciani.