Per una città interculturale e interreligiosa - presentazione di don Giacomo Canobbio

Per una città interculturale e interreligiosa - presentazione di don Giacomo Canobbio

Da quando nel 1996, riprendendo un saggio di alcuni anni precedente, Samuel Huntington ha pubblicato l’opera Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Il futuro geopolitico del pianeta, un fantasma si aggira nella mente di molti: quello di un conflitto permanente; si dovrebbe cioè mettere in conto che il sogno di un’umanità riconciliata è destinato a svanire appena si guardi con occhio attento quanto sta avvenendo; infatti il futuro che ci sta davanti sarà di scontro, come peraltro si constata nelle guerre e nei soprusi che in ogni parte del mondo si scatenano in nome delle religioni e delle culture che pretendono di difendere la propria identità contrapponendosi ad altre.

 Le nuove frontiere e i limiti della cura

Le nuove frontiere e i limiti della cura

Scrive Iona Heath, medico di famiglia, in Modi di morire [1]

Come Medico di famiglia sono cosciente di deludere molti dei miei pazienti, soprattutto chi sta morendo. Perché solo pochissimi tra i nostri pazienti muoiono di una morte che si potrebbe riconoscere e descrivere come una buona morte ? ..Parlando con amici e Colleghi, scopro che sono in molti a poter raccontare il loro coinvolgimento in una morte davvero speciale, in cui il morente era riuscito a controllare e orchestrare il processo e a morire con una dignità e una serenità che avevano dato a chi stava accanto, incluso il medico, la sensazione che prendervi parte fosse un privilegio e una misteriosa forma di arricchimento. Ciò che colpisce, tuttavia, è quanto siano rare queste morti.

Sfide postmoderne ad una paideia umanistica

I. LA QUAESTIO

1. Come è noto paideia non intende tanto una definizione dell’educazione, quanto piuttosto un ideale formativo di vita buona, di vita felice o riuscita, che ha il suo orizzonte di senso in una più generale prospettiva filosofica e insieme pedagogica sull’uomo, sul bene, in sintesi in una Weltanschauung di segno etico, una visione etica dell’essere e dell’esistenza.

Si tratta di un termine sur-determinato, polisemico in modo eminente, intendendo molteplici declinazioni storiche; la molteplicità però appare articolazione di un’unità, quanto rende il concetto anche analogico in senso adeguato.

L’unità di senso è stata spesso ricondotta al termine humanitas, che può esser tenuto come traduzione latina della parola greca. Mentre probabilmente la traduzione moderna più conveniente è data da Bildung, nel senso che ad esempio conferisce a questa categoria Goethe.

La mia proposta interpretativa è la seguente: la nozione di persona come evento formativo raccoglie l’eredità della paideia di tradizione umanistica, nella cultura filosofica e pedagogica contemporanea.

Insisto nel parlare di prospettiva insieme filosofica e pedagogica perché una tesi qualificante di questa eredità è considerare l’educazione e la formazione innanzitutto ed essenzialmente un’impresa filosofica.

2. Nella riflessione che propongo prendo in esame la sfida radicale alla paideia portata dalla cultura postmoderna, il cui esito è una vera e propria dissoluzione della persona, dunque una posizione post- o trans-umanista; l’uomo è, per dir tutto sinteticamente, dividuum, essere fratto ed esistenza frammentata, essere ed esistenza infrapersonale.

Ho presente Michel Foucault e la sua filosofia della morte dell’uomo, Jacques Derrida e il decostruzionismo, Richard Rorty e l’ironismo universale; anche se scelgo, per brevità e per chiarezza, di svolgere un dialogo critico serrato con Gianni Vattimo e il suo pensare senza fondamento, la prospettiva più nota con la dizione di pensiero debole.

È una sfida che va alle radici delle questioni, della persona e dell’ideale formativo; accoglierla significa tentare di ritrovarne il senso originario delle parole fondamentali del vocabolario paidetico, ricominciando per così dire tutto di nuovo daccapo.

Ogni eredità esige di essere riscattata, per ricordare H. Arendt, non può esser trasmessa senza un testamento.