Adolescenti e soggetti di desiderio

Adolescenti e soggetti di desiderio

Appunti e Spunti
Adolescenti e soggetti di desiderio

Parole chiave: campo emotivo gruppale, sessualità e vita erotica, senso del tempo e rapporti intergenerazionali

Il campo relazionale

Pensare all'adolescente come portatore di desideri e come soggetto esposto agli affetti pregni di aspettative delle persone che hanno delle relazioni con lui, significa pensare al contesto nel quale il ragazzo è immerso e alla facilitazione - o meno - che questo campo emotivo, attraversato dal desiderio, può offrirgli al fine di farlo divenire se stesso. Quindi di quale desiderio oggi parliamo? O meglio quale intreccio di desideri porta vitalità e quale porta distruttività.

Dobbiamo riuscire a pensare come il paziente designato (o soggetto emergente come è l'adolescente) e il ruolo assegnato all'individuo dai contesti collettivi, ci aiutino a pensare contemporaneamente ai desideri dell'adolescente e a quelli delle altre persone che lo incontrano.

Il clima del contesto educativo familiare ci fa uscire dalla logica dell'adolescente come individuo solitario che cerca la sua identità e ci fa entrare nella logica di come il desiderio costruttivo del contesto aiuti lo sviluppo di un sano narcisismo nel giovane mentre un desiderio perverso determina nel ragazzo l'impossibilità di crescere.

L'adolescente dunque porta con sé le sue passioni, ma riattiva la passione adolescente dei soggetti che si relazionano con lui.

É a riattivazione edipica che risucchia ed è il mettersi in salvo dall'attrazione edipica che genera l'incomprensione, l'incomunicabilità, la frattura tra la generazione dei giovani e quella dei grandi.

I ragazzi “rompono” per non cadere nel desiderio di non crescere e di rimanere i coccoli di mamma e papà.

Il corpo sessuato

Se è il divieto incestuoso ad allontanare l'adolescente dai genitori, è sempre la riattivazione edipica, cioè il desiderio di essere amato più dell'altro genitore, a richiedere lo sforzo comune di far in modo che gli impulsi sessuali trovino una meta fuori dai contesti familiari ed adulti.

La cotta per l'insegnante ci sta, ma poi deve tramutarsi in sguardi amorosi verso i coetanei.

Il desiderio sessuale dovuto alla maturazione fisiologica genitale segna dunque il big beng adolescenziale mettendo in moto un processo nel quale le normali passioni dei ragazzi e le più o meno perverse passioni degli adulti porteranno a buon fine l'evoluzione del soggetto o renderanno difficile la sua crescita emotiva.

Le conseguenze di una interpretazione patologica del desiderio inteso come diritto ad ottenere quanto si brama sono il femminicidio in aumento e le stragi familiari, le dure crisi coniugali e le separazioni guerrafondaie, la difficoltà dei giovani a divenire padroni del loro progetto di vita, l'inutilità di una scuola ripetitiva anziché portatrice di un apprendimento a pensare con la propria testa, le interruzioni della terapia sentita come interminabile o le analisi senza fine che infantilizzano il paziente annullando il senso del trascorrere del tempo.

L'Altro è altro da sè

La mancanza di un clima sociale dove gli altri non sono lì per rispondere ai propri desideri rende complesso offrire ai ragazzi il senso della separatezza che è quella sensazione che inevitabilmente devono assumere pur nel dolore della solitudine esistenziale per crescere e per sviluppare il desiderio appassionato (non il bisogno angoscioso, sterile, ripetitivo, stereotipato, vuoto) di relazionarsi con chi è diverso da sè.

Al desiderio come istinto va allora sostituendosi in senso etico la bellezza dell'incontro umano, amoroso, erotico.

E il bisogno sessuale diviene discorso a due dove i corpi erotici riescono a sviluppare una comunicazione unica, speciale, di una intimità soddisfacente. Ma per poter desiderare il corpo dell'altro per parlare con lui è necessario aver maturato la capacità di non usarlo per riempire i propri vuoti. E di questo oggi purtroppo i ragazzi hanno sempre meno esempi.

Osserviamo un incremento di abusi fisici, ma anche psichici che uccidono lo sviluppo del sano desiderio nell'adolescente di oggi.

L'abuso è rappresentabile dal padre-fidanzato, dalla madre-amica, dai genitori che vivono per il figlio, dai docenti che non sanno mantenere la dissimmetria dei ruoli, dagli educatori adolescenziali, dagli psicologi collusivi con i modi di vedere e fare dei giovanetti...

L'abuso come desiderio perverso viene dal bisogno di essere amati, apprezzati, ben visti che adulti fragili oggi sempre più mettono in campo.

Il gruppo come luogo di pensiero

Questa visione del reticolato relazionale dentro a cui il giovane deve trovare la sua specifica identità, per me, come appartenente all'Associazione Ariele Psicoterapia, ha significato predisporre con altri soci un contesto gruppale di ricerca che permettesse di rimettere in gioco questa complessità.

Nessuno può pensare da solo per andare oltre il noto.

Ci siamo incontrati tra soci per una giornata di lavoro sul tema assegnatoci al fine di vedere quale dinamica questo argomento avrebbe messo in gioco.

Non era importante infatti solo fare delle riflessioni, ma era essenziale vedere quali stati emotivi il gruppo, coordinato con la Concezione Operativa, avrebbe portato a galla.

Un gruppo che lavora sul manifesto allora per scoprire il latente gruppale mosso dal compito di comprendere l'adolescente e i soggetti di desiderio.

C'è un mondo visibile ed un mondo invisibile.

Ed è di questo invisibile che noi psicosocioanalisti ci occupiamo al di là di tutte le facili asserzione sui giovani di oggi.

L'emergente, cioè il fatto (alla Bion) cognitivo-emotivo più significativo è stato dunque la paura di confondersi, non essere unici, originali, speciali, specifici.

Adesso possiamo affermare con certezza che l'adolescente vuole pensare di aver scoperto la sua verità da solo e che se gli adulti gli stanno troppo addosso, gli offrono pensieri predigeriti, progetti già delineati, saperi già costruiti (al di là della loro validità) l'adolescente si sente privato del motore della sua ricerca identitaria.

Stare dietro e non tirare verso una meta

La posizione mentale diviene cruciale negli adulti educatori quando, con l'arrivo dell'adolescenza figli ed alunni, vogliono poter allenare il loro pensare, riflettere, elaborare.

Una posizione di ascolto genitoriale, educativa, analitica che antepone l'ascolto dell'altro ai propri desideri (di conferma, di dimostrazione della propria abilità tecnica, della ricerca del valore di sé..) fa da culla alla nascita del pensiero, del desiderio personale, della costruzione di un progetto che, sentito come proprio, permette ai ragazzi di fare anche forti investimenti emotivi ed operativi.

Per lasciare che il desiderio si sviluppi nei ragazzi è dunque necessario che gli adulti siano adulti.

E per esserlo è necessario che possano sopportare di non dimostrare, far vedere, esibire che loro capiscono tutto, sanno già, possiedono la verità.

Docenti presuntuosi uccidono le giovani menti e anziché insegnare agli alunni a pensare pretendono che questi pensino ciò che loro vogliono.

Genitori spaventati di sbagliare, di essere additati come incapaci preparano per i loro figli strade affettive ed intellettive prive di ostacoli.

Psicologi compiacenti si confondono con l'adolescente per capirlo anziché aiutarlo a capirsi e a comprendere i suoi movimenti emotivi colludono con essi nell'idea di essere degli adulti più amabili di quelli che lo fanno soffrire.

Desiderano allora dimostrare la loro competenza che mettere in campo la loro presenza vigile, sapiente, matura e, proprio per questo silenziosa, defilata, pacata.

Questo permette all'adolescente di trovare i suoi desideri, la sua possibilità di sapere chi desidera essere e non gli permette facili scorciatoie dove alla Ricerca di Sè viene sostituita la commercializzazione di desideri preconfezionati.

Pensando a come abbiamo concluso nella giornata di lavoro associativo il nostro stare insieme posso leggere il secondo emergente dell'esperienza. Esso ci dice che come associazione abbiamo voglia di ricercare, operare, riflettere, testimoniare...

Possiamo allora dire che quando un ragazzo arriva a questo sentire egli è divenuto adulto.

Il nostro maestro Luigi Pagliarani direbbe che senza mai perdere la nostra parte adultescente cioè di adulto sempre in trasformazione, di adulto capace di passioni, di adulto in ricerca dobbiamo sentire di poter Amare e Lavorare sia come Individui sia come parte della Collettività.

Potrei dire allora che l'elemento centrare dell'adolescente e degli adultescenti, intesi come i soggetti di desiderio che creano con i ragazzi dei campi emotivi complessi sta nella tensione libidica.

La tensione libidica allora o porta vita o porta morte.
E' progetto germinativo o fine catastrofica.
E' sguardo verso il futuro o assenza di orizzonti.

Il coraggio del futuro non come controllo del domani, ma come disponibilità a creare un nuovo modo di essere cittadini del mondo. Quali valori? I ragazzi hanno bisogno di Credere (dai raduni con il papa dei giovani cattolici, alla mobilitazione nelle catastrofi del nostro paese, ai gesti solidali verso chi è meno fortunato...)

Credere implica l'idea nel tempo che verrà potrà accadere.

La distanza oggi tra le generazione si appiattisce e fa evaporare il senso del tempo.

Educhiamo ad un tempo definibile come Cronos (giorno dopo giorno) e senza Kairos (senso della vita nell'essere raccontati e raccontare).

Agli adulti allora educare gli adolescenti al desiderio di essere protagonisti della loro vita.

PAOLA SCALARI,
psicologa psicoterapeuta, psicosocioanalista esercita a Venezia. Socia Ariele Psicoterapia si occupa del progetto editoriale della stessa. Docente di psicoterapia della coppia e della famiglia alla scuola di specializzazione della Coirag Istituto di Milano. Da anni è consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe di associazioni, enti ed istituzioni che operano nel settore sanitario, sociale e scolastico. E' direttore di quattro collane Quaderni per crescere ed Intrecci per Armando editore e per le edizioni la meridiana cura Prove, storie dall'adolescenza e Premesse per il Cambiamento sociale.

Autrice con Francesco Berto per le edizioni la meridiana di molti testi sull'adolescenza e sui contesti familiari e scolastici nei quali i ragazzi crescono. Tra questi Divieto di transito, adolescenti da rimettere in corsa, Fuggiaschi, adolescenti tra i banchi di scuola, Adesso basta. Ascoltami, educare i ragazzi al rispetto delle regole, Padri che amano troppo, adolescenti prigionieri di attrazioni fatali, Il codice psicosocioeducativo, prendersi cura della crescita emotiva, Mal d'amore, relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative, In classe con la testa, teoria e pratica dell'apprendere in gruppo.

Caratteristiche dell'evento

Inizio evento Mercoledì 09 Novembre 2016 | 18:00
Posti Illimitato
Luogo
Sede Accademia Cattolica
Via Gabriele Rosa, 30, 25121 Brescia BS, Italia
Sede Accademia Cattolica
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