Archivio eventi

2015 - 2017 - ETHOS-DESIDERIO-LEGGE

Programma dell’Accademia Cattolica di Brescia 2016-2017
Quasi a completare il programma degli anni precedenti relativi all’umano, appare opportuno prestare attenzione al tema del diritto/diritti in relazione alle richieste sempre più frequenti di riconoscimento dei diritti delle persone. Il dibattito suscitato dalla legge Cirinnà sulle unioni civili sembra essere sintomo di una tendenza presente nella società attuale sia in Italia sia nei Paesi tecnologicamente avanzati. A scanso di equivoci, non si tratta di discutere su questa legge, bensì su quanto essa e il dibattito connesso hanno fatto intravedere: la dilatazione dell’idea di diritto. La tradizione ha legato il tema dei diritti prima alla natura umana (ogni persona è soggetto di diritti, che però non coincidono con i ‘desideri’), poi (cronologico, ma anche assiologico) alle acquisizioni connesse con la concezione di società: la consapevolezza che tutte le persone sono soggetti attivi nella società ha prodotto un ampliamento dei diritti (non solo a vivere, ad essere sani, a scegliere i propri orientamenti vitali, ma pure a contribuire all’organizzazione della vita sociale: associarsi, esprimersi). Il nesso tra diritti e libertà pare essere diventato particolarmente stretto, sicché con la variazione del concetto di persona (identificata con individuo) e di libertà (affermazione di sé senza vincoli), si è prodotta una variazione del concetto di diritti. Con detta variazione è cambiata anche la concezione di legge: questa dovrebbe garantire i diritti dei cittadini; coerentemente lo Stato dovrebbe legittimare quanto i cittadini richiedono come propri diritti. Diventa pertanto più difficile legiferare e anche le Costituzioni sono richieste di modifiche non tanto in vista di un miglioramento della società, bensì per avallare l’ethos in modo che questo sia legalmente riconosciuto. Se i diritti non hanno più una radicazione ‘ontologica’ nella persona, la cui identità non coincide con l’opinione della maggioranza dei cittadini, si registra uno scollamento tra diritti ed etica in forza del nesso tra diritti ed ethos.

Presso la Poliambulanza, a Brescia, in via Bissolati 57
Una Tavola rotonda finale dedicata al rapporto tra Ethos, etica e legge.

Relatori
Luisa Muraro (Università di Milano),
Maurizio Chiodi (Facoltà Teologica di Milano)
Lorenzo Passerini Glazeli (Università Milano Bicocca)

LORENZO PASSERINI GLAZEL

Note biografiche

Lorenzo Passerini Glazel, nato a Verona nel 1974, laureato in Filosofia all’Università di Pavia, è ricercatore di Filosofia del diritto e Professore aggregato di Teorie dell’interpretazione all’Università di Milano-Bicocca. Ha collaborato con le Università di Pavia, di Camerino, dell’Insubria, con la Statale di Milano e con l’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo. È stato recentemente visiting professor in Francia, all’Université de Toulon.

Si occupa di filosofia del linguaggio normativo, di filosofia della norma e della normatività, di teoria della categorizzazione, di pragmatica dell’atto giuridico e di ontologia sociale.

Tra le sue pubblicazioni si possono ricordare: La forza normativa del tipo. Pragmatica dell’atto giuridico e teoria della categorizzazione (Quodlibet, 2005), Atto norma tipo. Tra pragmatica e ontologia del diritto (Aracne, 2012); la curatela, insieme a Giuseppe Lorini, di un’antologia dedicata alle Filosofie della norma (Giappichelli, 2012); e la traduzione, insieme a Paolo Di Lucia, di due volumi inediti di Hans Kelsen, Religione secolare (Raffaello Cortina, 2014) e Che cos’è la giustizia? Lezioni americane (Quodlibet, 2015).

Abstract

Ethos, morale e diritto sono tre forme della normatività sociale che la filosofia del diritto ha cercato a lungo di differenziare tra loro. Ma quali sono i presupposti di queste diverse forme della normatività? V’è una esperienza della normatività che sia ad esse comune?

Hans Kelsen cerca i fondamenti del senso normativo in un trascendentale “principio di imputazione”, che sta a fondamento delle scienze sociali-normative (etica, scienza politica, scienza del diritto e teologia), e che si contrappone al principio di causalità.

Il filosofo del diritto polacco Leon Petrażycki cerca, invece, la natura dell’esperienza normativa nella dimensione psicologica della mente umana, ossia nelle emozioni di appulsione o di repulsione (spontanee o indotte) che proviamo nei confronti degli oggetti o degli atti che vediamo o ci rappresentiamo, e sui quali proiettiamo colorazioni e proprietà normative.

Specifica dell’esperienza normativa giuridica sarebbe, secondo Petrażycki, la correlazione dell’attribuzione di un diritto con l’imposizione di un imperativo. Questo fenomeno racchiude in sé, tuttavia, una valenza polemogena, quando manchi un processo di unificazione e di coordinamento sociale delle esperienze giuridiche individuali.

Propria della lunga età dei diritti che caratterizza la modernità sembra essere l’estensione dell’esperienza giuridica dalla sfera dello status sociale del singolo alla sfera dell’umano in generale.

Se il diritto positivo, con la sua ontologia di solide entità immateriali, svolge la funzione di coordinare, dare certezza e stabilità ai nostri desideri per il futuro, esso non è, tuttavia, che uno degli elementi che concorrono a determinare l’esperienza e la vita normativa dell’uomo: anche quando si rivendica l’autonomia teorica del diritto dalla morale, non si può dimenticare che questa autonomia teorica non comporta né un’unicità normativa, né un’impermeabilità rispetto ad un ethos a ad un’etica che con esso entrano costantemente in dialogo, ma che non condividono con esso gli stessi processi di costruzione.

MAURIZIO CHIODI

Il rapporto tra ethos, etica e legge

Per affrontare i temi fondamentali che stanno sullo sfondo delle accese discussioni che hanno polarizzato il dibattito giuridico e politico, è necessario pensare la differenza e il nesso tra ethos, etica e legge (giuridica).

L’ethos o cultura, nel senso dell’antropologia culturale, è la forma concreta della vita buona così come si dà nelle relazioni di alleanza che caratterizzano l’identità complessiva di un popolo. Tale nozione ha un legame indissociabile con il soggetto, o coscienza, in quanto è nella sua cultura che ogni uomo accede alla promessa del vivere.

L’etica rimanda all’esperienza della vita buona che è inscritta nella coscienza come la promessa che autorizza la sua scelta. Lo snodo della questione sta nel mostrare come la coscienza sia in relazione con “altro” da sé: ogni esperienza della vita buona ha un carattere dialogico ed insieme culturale, sociale ed istituzionale.

La legge civile (diritto) è una delle forme dell’ethos e perciò essa non è riducibile a questione procedurale. Essa ha una indubbia valenza etica e antropologica, evidente soprattutto per le leggi più significative: è il caso della legislazione riguardante la maternità e la paternità, la famiglia e le relazioni tra i sessi, l’esperienza della morte.

La questione teorico-pratica più impegnativa è mantenere la distinzione tra etica e diritto, senza cadere né nella giustapposizione né nella separazione. La strada da preferire è quella di un “reciproco apprendimento”, non solo tra credenti e non credenti, ma anche tra le diverse culture e le differenti impostazioni etico-pratiche.

Inizio evento Mercoledì, 31 Maggio 2017

Sarà innanzitutto proposta una ridefinizione del concetto di diritti fondamentali sulla base delle caratteristiche strutturali che li differenzia dai diritti patrimoniali: l’uguaglianza nella loro titolarità, l’inviolabilità e l’indisponibilità.. Saranno poi identificati i fondamenti dei diritti fondamentali: il fondamento assiologico, rappresentato dai valori dell’uguaglianza, della pace e della dignità della persona; il fondamento storico, ossia la genesi delle diverse generazioni di diritti fondamentali nei processi rivoluzionari e nelle lotte sociali; il fondamento giuridico, rappresentato dalla loro positivizzazione nelle carte costituzionali e internazionali.

Sarà poi istituita la correlazione tra diritti fondamentali e democrazia. Precisamente tra quattro classi di diritti fondamentali – politici, civili, di libertà e sociali – e altrettante dimensioni della democrazia. E sarà configurata la costruzione della democrazia come la costruzione, mediante idonee leggi di attuazione, delle garanzie e, ancor prima, delle funzioni e delle istituzioni di garanzia delle diverse classi di diritti fondamentali. Sarà quindi affrontata la questione dei possibili conflitti e delle loro possibili soluzioni.

Infine saranno illustrate le molteplici violazioni dei diritti di vecchia e nuova generazione e i molteplici crimini contro l’umanità che stanno funestando il nostro pianeta. E si mostrerà – sulla base del nesso indissolubile che lega diritti fondamentali, pace e democrazia – il pericolo di catastrofi in grado di distruggere non solo la democrazia e la pace ma la stessa sopravvivenza del genere umano, ove non sia costruita una sfera pubblica globale all’altezza degli odierni poteri globali e selvaggi dei mercati, e non siano apprestate idonee garanzie, anch’esse a livello globale, dei diritti stabiliti da tante carte costituzionali nazionali e sovranazionali

Relatore: Luigi Ferrajoli
Inizio evento Mercoledì, 10 Maggio 2017

Relatore: Gabriele Della Morte, professore associato di diritto internazionale presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano

Storicamente, il diritto internazionale si presenta come un insieme di norme rivolte ai governanti – il cd. «Gentle Civilzer of Nations» – più che ai governati. Eppure, specialmente a partire dall’epoca delle grandi rivoluzioni ideali e sociali, detto paradigma registra delle profonde trasformazioni, in primo luogo grazie alla progressiva affermazione delle dottrine volte alla protezione dei diritti umani.

Di tali trasformazioni si ritrovano diverse tracce nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata il 10 dicembre 1948 con 48 voti a favore, nessun voto contrario e 8 astensioni (Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Polonia, Sud Africa, Ucraina e URSS).

Ma quanto è davvero «universale» tale dichiarazione? E quanto appare ancora opportuno ispirarsi a una siffatta impostazione «universalistica», tenuto conto che la crescente penetrazione della cultura dei diritti umani è andata sempre più orientandosi in senso locale e settoriale?

Sono questi gli interrogativi che saranno sollevati nel corso di questo intervento, che si articolerà intorno a tre aspetti principali volti a comporre un «trittico» di riflessioni sul tema.

Innanzitutto, si prenderà in considerazione la dimensione storica dell’evoluzione, passando in rassegna le diverse ‘generazioni’ di diritti (1° generazione: civili e politici; 2° generazione: sociali, economici e culturali; 3° generazione: di cooperazione, della pace e dello sviluppo; 4° generazione: della privacy, del patrimonio genetico).
In secondo luogo si esamineranno le principali tecniche di tutela (positiva e negativa) adoperate dagli organi di controllo dei dritti dell’uomo operanti in sede internazionale. Infine, si esamineranno alcuni problemi che si sono concretamente posti e che rivestono un’importanza simbolica per via dei diversi interessi meritevoli di tutela (caso del lancio del nano; caso del burkini; caso delle leggi che sanzionano le condotte negazioniste).

GABRIELE DALLA MORTE

Gabriele Della Morte è Professore associato di diritto internazionale presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano.

E' stato: External Scientific Fellow del Max Planck Institute for International, European and Regulatory Procedural Law (a.a. 2015-2016); incaricato del corso di diritto internazionale pubbico presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano (a.a. 2015-2016); Professore aggregato in "Regimi internazionali - istituzioni e regole" presso la Facoltà di scienze linguistiche dell'Università Cattolica di Milano (curriculum internazionalistico, a.a. 2007-2008; 2008-2009, 2009-2010 e 2010-2011); Chargé de cours presso l'Académie de droit international humanitaire et des droits de l'homme di Ginevra (a.a. 2007-2008); docente a contratto presso la Facoltà di scienze politiche dell'Università degli studi L'Orientale di Napoli (a.a. 2004-2005 e 2005-2006).

Dottore di ricerca, dal 2003, presso l'Università di Palermo e presso l'Università di Parigi 1 Panthéon-Sorbonne (la tesi è stata accolta in Francia con mention très honorable avec félicitations du jury), nel 1998 ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso l'Università Federico II di Napoli (con la votazione di 110 cum laude).

Avvocato abilitato dinanzi alla Corte penale internazionale, ha patrocinato presso la Camera d'appello del Tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda (2003-2004), è stato Law Clerk presso l'ufficio del Procuratore del Tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per l'ex Iugoslavia (2000) e ha preso parte alle conferenze plenipotenziarie per l'istituzione della Corte penale internazionale (1998) e per la relativa revisione (2010).

Autore di una monografia e co-curatore di due volumi collettanei in cooperazione con gruppi di ricerca internazionali, ha redatto diversi articoli in riviste giuridiche italiane e straniere, ed è stato insignito, nel 2004, del premio della Società italiana di diritto internazionale per il migliore articolo (cd. Premio SIDI).

Inizio evento Mercoledì, 15 Marzo 2017

Il motivo è irrilevante per il diritto perché è decisivo per le scelte degli uomini, che si servono nelle loro azioni di strumenti giuridici.
Il motivo diventa desiderio, se si traspone dalla sfera soggettiva a quella collettiva, e quindi, se condiviso e vissuto, diventa potere costituente.

Relatore: Gregorio Gitti

Inizio evento Mercoledì, 08 Febbraio 2017

Relatore: Salvatore Natoli
Agli antichi non si ritorna; da loro, caso mai, si riparte. Allora, non è del tutto un caso se oggi si torna a parlare di “etica delle virtù”. Sembravano dimenticate, ma in una società come la nostra, complessa, mobile, frammentata si sente più che mai il bisogno di ritrovare una propria identità, di riconoscere quella degli altri. Avere cura di sé e istaurare giuste relazioni con gli altri è l’unico modo per potersi ritrovare. Per questo riaffiora, qua e là, un bisogno di virtù, quand’anche non dichiarato. E’, infatti, possibile abitare il mondo senza fughe in un’improbabile trascendenza e senza, tuttavia, deliri d’onnipotenza. Virtuoso è colui che sa cogliere le possibilità di bene nelle condizioni date e che sa dare ad esse seguito, realizzarle, D’altra parte, non esiste un albero della virtù e uno del vizio; si tratta di una stessa potenza - che è poi, quella che noi stessi siamo – che si esplica come a virtù o vizio a seconda che sia generativa o distruttiva del bene. E, in conseguenza, la felicità lungi dall’essere premio della virtù, risiede, come è noto, nel suo stesso esercizio. Cosa che gli antichi già praticavano e ritengo resti vera ancora per noi.

Inizio evento Mercoledì, 11 Gennaio 2017